La via dell’ascesi: trekking culturali in Giappone

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Se è troppo ambizioso ispirarsi agli yamabushi – monaci asceti giapponesi, eremiti tra le montagne, considerati guerrieri invincibili e dotati di poteri soprannaturali – nessuno ci vieta di seguire, ognuno con i propri intenti, la traccia dei loro pellegrinaggi da una vetta all’altra.

La montagna, nella tradizione ascetica dello Shugendo, che trova le sue radici tra gli antichi riti sciamanici shintoisti con dottrine e rituali del buddhismo esoterico, è simbolo di vita perché dalle sue viscere sgorga l’acqua e punto di congiunzione tra il cielo – il divino – e la terra – l’umano.

La salita alla montagna è dunque un percorso di avvicinamento all’entità sacra e, ancora oggi, è possibile incontrare gli yamabushi nelle loro tuniche bianche, vicino ai luoghi santi dello Shugendo di Dewa Sanzan e tra le montagne sacre di Kumano e Omine.

Dewa Sanzan si trova nella prefettura di Yamagata e racchiude le 3 cime sacre – Haguro-san, Gassan e Yudono-san – che simboleggiano il ciclo della vita: la nascita, la morte e la rinascita. Qui non è difficile incontrare gli yamabushi, monaci asceti, che pregano le divinità delle montagne e praticano la purificazione sotto le cascate oppure percorrendo gli antichi cammini sulle tracce dei loro predecessori. Le tre montagne sono visitabili in 2 o 3 giorni ma, se il tempo è poco, consigliamo di scegliere il monte Haguro: per raggiungerne la cima si devono risalire 2.446 scalini attraverso un bosco di cedri secolari. Dalla cima si osserva Gassaiden, dove riposano le divinità delle 3 montagne.

I sentieri dei monti Kii si snodano tra tre prefetture e si dividono in tre aree, quella del monte Yoshino e Omine, quella di Kumano Sanzan e quella di Koya-san, cui corrispondono tre percorsi: Omine okugakemichi, Kumano sankeimichi e Koyasan choishimichi.

Omine okugakemichi, a più di mille metri di altezza e disseminato di Nabiki, luoghi dedicati alla pratica ascetica, collega Yoshino, Omine e Kumano Sanzan. La leggenda vuole che sia stato aperto da En no Gyoja, fondatore dello Shugendo. Alcuni studiosi lo descrivono come un percorso esoterico – un’esperienza spirituale che permette al fedele di ripercorrere tutti gli stadi della mente verso la più pura conoscenza -, che collega il monte di Yoshino alle vette di Kumano.

Punto di partenza del pellegrinaggio al Monte Omine è Kimpu-senji, un maestoso tempio in legno che, assieme al santuario Kimpu-jinja situato nella stessa area, a tutti i siti sacri e alle vie di pellegrinaggio della catena montuosa di Kii, costituisce patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2004.

Il cammino di Kumano sankeimichi consta di tre percorsi: Kiji, Iseji e Kohechi. Il Kiji si divide a sua volta in due: un tratto che attraversa le montagne, Nakahechi, e un tratto che costeggia il mare, Ohechi. Nakahechi è un sentiero ben conservato che collega il mondo comune e quello sacro al Takijiri-oji, il primo dei 3 santuari sul Kumano Kodo. Tra foreste, colline e piccoli villaggi si raggiunge il grande torii di Hongu, la cui vista lascerà senza fiato. Sono previsti due giorni di cammino per percorrere questo sentiero e si consiglia il pernottamento Chikatsuyu-Oji.

Ci sono altri sentieri appartenenti al Kumano Kodo: Ohechi, segue la costa da Tanabe a Nachi Taisha ed è per lo più asfaltato; Iseji collega Kumano con il santuario di Ise, un luogo spirituale di inestimabile importanza in Giappone. Il suo tratto costiero è pavimentato e punteggiato da insediamenti urbani. I tratti originari e più pittoreschi sono il passo Magose nella città di Owase e il passo di Matsumoto a Kumano. Infine, Kohechi e Omine Okugake: il primo collega Kumano al monte Koya in un percorso lungo e impegnativo che sale e scende sui pendii delle montagne, e il secondo, difficoltoso e isolato come il precedente, collega Kumano a Yoshino attraverso il monte Omine.

Koyasan choishimichi è invece, fin dal periodo Edo, uno dei cammini più calcati dai pellegrini diretti a Koya-san. Deve probabilmente il suo nome ai choishi, degli stupa disseminati lungo il percorso.

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