Ospedale di Mantova: in Pediatria la terapia arriva dall’arte

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Il progetto di terapeutica artistica Città Visibili prende ispirazione dal romanzo di Italo Calvino dove Marco Polo descrive città surreali e immaginarie che colpiscono sempre più l’imperatore mongolo. Partendo quindi da questo concetto, si potrebbe affermare che ognuno di noi racchiuda nel suo immaginario una serie di città inventate alle quali spesso è difficile dare corpo e forma. Queste città si costruiscono spesso con l’inizio dell’adolescenza quando la quotidianità comincia a farsi sempre più problematica e ostica. Grazie a Paola Accorsi, direttrice della Struttura Complessa di Pediatria dell’ospedale di Borgo Mantovano, è stato possibile realizzare un laboratorio di terapeutica artistica condotto dalla studentessa laureanda Alessandra Bonventi e dalla tirocinante Valentina Moreale che frequentano il biennio specialistico del dipartimento di arti visive “teoria e pratica della terapeutica artistica” fondato nell’Accademia di Brera a Milano. La Pediatria che offre sostegno e cure a tutti i soggetti in età evolutiva, vede come campo specifico il lavoro con gli adolescenti, in particolare con disturbi del comportamento alimentare, che vengono seguiti attraverso un percorso multidisciplinare con pediatra, neuropsichiatra infantile, psicologa, dietista, educatori e infermieri. Si affiancano i laboratori terapeutico artistici: arteterapia, teatro, musicoterapia. Tramite l’aiuto delle terapeute i ragazzi hanno affrontato i loro disagi emotivi stabilendo un contatto con i materiali artistici quali la carta di diverse grammature e colori, le forbici e la colla. Inizialmente sono state costruite le fondamenta delle città “Dubbio”, “Paura”, “Oscurità” ma anche “Famiglia”, “Amicizia”, “Viaggio”, “Tempo” e “Riposo”. Successivamente si è passati alla realizzazione vera e propria di queste città: si è visto come esse potessero essere profonde e misteriose come il mare che incute timore, ma al tempo stesso trasmette libertà di movimento e di pensiero; oppure verdeggianti come una pianura spaglia nei mesi invernali, ma ricca di fioriture nel mesi estivi. Si sono incontrati infine luoghi aridi come i deserti dove seppur non ci sia acqua, se si cerca bene e non ci si arrende vi si possono trovare oasi incontaminate. Man mano che queste città prendevano vita venivano a costituire qualcosa di più grande racchiuso nell’opera condivisa finale: mettendo insieme tutti i lavori è stata creata la mappa che rappresenta le città. “Se ti dico che la città a cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla”. Si ringrazia per la collaborazione i partecipanti: Elisa, Melissa, Antea, Beatrice, Anna, Sara, Rachele, Matteo, Nour, Ottavia, Elisa, Domenico e Luca.

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