Alla scoperta dell’isola di Procida

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A meno di un’ora di aliscafo da Napoli, Procida è famosa in tutto il mondo per le sue bellezze e i panorami suggestivi.
Anche se Procida rispetto alle isole di Capri ed Ischia, è la più piccola del golfo di Napoli, è stata la prima ad essere abitata. Dalle scoperte archeologiche secondo testimonianze attendibili, Procida fu occupata da coloni Calcidesi. La presenza è ancor oggi rintracciabile dall’immenso patrimonio artistico donato come, ad esempio, i borghi pittoreschi di Callia e Corricella e le case color pastello.
La zona più antica di Procida è Terra Murata. Come si deduce dal nome, era una vera fortezza che dominava uno sperone roccioso. Un luogo che ancora oggi è di enorme bellezza. Tra il vecchio borgo e le rovine delle strutture medioevali che sorgevano tutt’attorno. All’epoca l’obbiettivo di ritirarsi su Terra Murata non era come oggi, di godere delle vedute scenografiche. L’obiettivo era invece, di avere una visuale più ampia verso il mare, in modo da difendersi dalle continue scorrerie dei pirati, in particolare dei pirati saraceni.
Non è una favola, realmente Procida è un incanto. L’isola più piccola del Golfo di Napoli, meno frequentata di Ischia o la famosa Capri, è veramente un luogo speciale. Suggestiva e affascinante come poche, l’isola è vera e verace, con un anima tutta sua.
Un anima che si manifesta nella particolare architettura popolare, contraddistinta dagli archi e dai terrazzi chiamati “Vefio”. Senza dimenticare gli edifici dai vivaci colori pastello, che caratterizzano i suoi principali centri abitati.
L’isola di Procida è stata anche una location ambita per la rappresentazione di un gran numero di film. Ne è un esempio il film Il Postino con Philippe Noiret e Massimo Troisi e Il talento di Mr. Ripley con Matt Damon. Inoltre ogni estate tra luglio ed agosto, c’è l’elezione della Graziella, ossia una giovane donna procidana tra il 14 e i 21 anni, che ha il compito di indossare l’antico e caratteristico costume del’isola ricamato in oro, in onore alla storia raccontata nell’omonimo romanzo di Alphonse De Lamartine.

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