Quattro tesori del tiranese riaprono per la stagione estiva

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L’estate 2020 sarà all’insegna del turismo lento e di prossimità e la montagna, perfetta per fare movimento all’aria aperta e ritemprarsi con i sapori genuini della cucina tradizionale, sarà la meta favorita da tantissimi italiani.
La porzione di territorio che si estende tutto intorno a Tirano è anche ricchissima di storia e la Media Valtellina vanta una concentrazione unica di borghi, chiese, castelli, musei e palazzi storici che raccontano l’identità del territorio, la sua cultura e le sue tradizioni.
Nel pieno rispetto delle leggi in materia di sicurezza e distanziamento sociale, le principali attrazioni culturali del tiranese annunciano la riapertura al pubblico: una ragione in più per programmare una gita fuori porta in Media Valtellina, dove le pagine della storia si sfogliano attraversando il territorio a piedi o in bicicletta a stretto contatto con la natura, a poche ore di auto dalle grandi città lombarde.
I colli tra Grosio e Grosotto custodiscono la più importante testimonianza del passaggio di antiche popolazioni sul territorio valtellinese. L’attrazione che dà il nome al sito è senza dubbio la Rupe Magna, una delle più grandi rocce incise di tutto l’arco alpino, con oltre 5.000 raffigurazioni antropomorfe e geometriche databili tra la fine del Neolitico e l’Età del Ferro. Al suo interno sorgono però altri due edifici di grande interesse storico: il Castello di San Faustino, risalente al X-XI secolo, e il Castello Nuovo, poderosa struttura fortificata edificata fra il 1350 e il 1375 per ragioni strategiche e di difesa. Oltre all’inestimabile valore culturale degli scavi archeologici e delle due fortezze, il Parco è inserito in un contesto paesaggistico di grande bellezza e interesse naturalistico e la sua conformazione soddisfa gli amanti della montagna e delle escursioni all’aria aperta quanto gli appassionati di storia antica. I pendii del Dosso dei Castelli consentono di osservare da vicino anche una delle più radicate tradizioni agricole valtellinesi, i terrazzamenti con murature a secco per la coltivazione della vite. La vista dalla Rupe Magna è spettacolare e rivela un panorama dominato da alberi di castagno, tipici del paesaggio montano della Valtellina e nei secoli fonte di cibo e materia prima per gli abitanti della valle. E’ possibile visitare il Parco liberamente, oppure partecipare a una delle visite guidate alla scoperta della Rupe Magna con partenza alle ore 10:30, 14:00 e 16:00 e riservate a gruppi di massimo 10 persone.

Costruito tra il 1630 e il 1703, Palazzo Salis fu per molti secoli dimora dei Conti Sertoli Salis, governatori e podestà grigioni della Valtellina. I suoi saloni, splendidamente affrescati, sono stati teatro di tutti gli incontri chiave del potere politico in Valtellina tra il XVII e il XVIII secolo e oggi, dopo numerosi e recenti restauri durati vent’anni, il Palazzo è tornato al suo pieno splendore. Esternamente presenta una facciata di stile tardo-cinquecentesco, fiancheggiata da due torri, con un portale centrale barocco realizzato su disegno del Vignola. All’interno è possibile visitare un circuito museale composto da dieci sale, che si affacciano sull’antica corte rustica del ‘500 denominata “Corte dei cavalli”, una chiesetta barocca dedicata a San Carlo Borromeo e un suggestivo giardino interno all’italiana: una vera chicca custodita gelosamente all’interno del palazzo, riconosciuto tra i più significativi della Lombardia e senz’altro il più noto in Valtellina. 

Dall’esterno è difficile intuire cosa si cela dietro le mura del Palazzo, ma non appena attraversati i due ampi portali in pietra che marcano l’ingresso ci si trova di fronte a una delle mete più frequentate e fotografate di tutto il centro storico di Tirano: uno straordinario cortile d’onore a pianta quadrata, tutto porticato da colonne e pilastri. Le quattro testate delle logge est e ovest del cortile sono decorate con quattro stemmi: quello della nobile famiglia Merizzi, che da diversi secoli possiede e gestisce il Palazzo, e altri tre appartenenti a Maria Venosta di Tirano, Caterina Grana e Anna Maria Lucini, nobildonne della zona che probabilmente contribuirono al disegno delle tre belle Stue del Palazzo. Le stanze interne si contraddistinguono per le suggestive decorazioni d’epoca. Alcune furono affrescate da pittori ticinesi del comune di Malcantone; i due saloni più famosi sono foderati di pannelli in legno intagliato e dipinto con decorazioni in stile Luigi XIV risalenti al Seicento. Nel Palazzo è conservato l’archivio della nobile famiglia Merizzi, con documenti dal 1510 al 1800 tra cui 150 pergamene medioevali e gli antichi alberi genealogici delle famiglie Tirolesi di Wolkenstein e Schlanders. 

L’antica residenza estiva della nobile famiglia dei Visconti Venosta sorge all’ingresso del paese di Grosio, in pieno centro storico. Una siepe di biancospino e un’alta cinta muraria che circondavano il grande parco della villa, ora pubblico, garantivano un tempo riservatezza alla famiglia che veniva a trascorrere qui l’estate. Oggi la villa ospita la Biblioteca civica e, per volere della Marchesa Margherita, ultima erede Visconti Venosta, un Museo che occupa il primo piano, quello nobile abitato dai marchesi, e, nell’ala ovest, il secondo piano un tempo riservato alla servitù. La visita guidata agli ambienti, i mobili d’epoca, i preziosi oggetti d’arte raccolti nel corso di generazioni svela ai visitatori più curiosi aneddoti e vicende della nobile casata dei Visconti Venosta. Margherita abitò la villa fino al 1982 e non apportò nessuna modifica di rilievo agli arredi, che riflettono ancora oggi il gusto dell’illustre suocero Emilio. Il Marchese fu un importante diplomatico e Ministro degli Esteri del Regno d’Italia; le stanze del palazzo conservano ancora cimeli di alcune sue conoscenze illustri come la poltrona di Camillo Benso Conte di Cavour, di cui era amico e sostenitore politico, e un volume di proverbi francesi postillato da Alessandro Manzoni.

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